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California "Avanguardia Culturale" : anche i detenuti potranno detenere marijuana nelle loro celle.

In California la cannabis è legale dal primo gennaio 2018, ma fino ad oggi esisteva una categoria di cittadini che rischiava conseguenze penali se trovata in possesso anche di modiche quantità di erba a scopo di consumo personale, quella dei detenuti. Nelle carceri dello stato, infatti, continuava a valere una legge del 1949 che sancisce il divieto assoluto di consumare droghe all’interno delle mura penitenziarie. Ma da oggi non è più così.
La Corte di Appello di Sacramento ha infatti assolto 5 detenuti che erano stati scoperti dalle guardie carcerarie in possesso di marijuana. Secondo i giudici la legge del ’49 vieta il consumo ma non nomina affatto la detenzione, che quindi è stata considerata legittima alla luce del referendum che ha legalizzato la cannabis in California. Il risultato, decisamente paradossale, ora è che i detenuti potranno detenere marijuana, ma non è chiaro se potranno o meno consumarla.
La sentenza precisa che le autorità carcerarie potranno continuare, con delibere interne, a vietare il possesso di droghe per motivi di ordine e sicurezza. Ma le pene per i trasgressori potranno essere solo quelle facenti parte dell’ordimento interno dei luoghi di detenzione (ad esempio l’isolamento), mentre non potranno essere più comminate sanzioni penali, come gli aumenti di pena ai danni dei trasgressori.
Una sentenza di certo non rivoluzionaria, che però non è piaciuta alle autorità dello stato. A quanto riferito dai media, infatti, l’Attorney General della California (una sorta di procuratore generale, ma con compiti in parte diversi) starebbe valutando la possibilità di fare ricorsocontro la sentenza per ristabilire il divieto penale del possesso di cannabis per i carcerati.


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🗽1️⃣ ROSARIO LIVATINO IL MAGISTRATO LASCIATO SOLO A COMBATTERE LA MAFIA E PROCLAMATO DA PAPA FRANCESCO BEATO | 21 SETTEMBRE 1990 CINE CIAO MAFIA BILLACCIOTV

Il 21 settembre 1990 veniva ucciso dalla mafia il magistrato del tribunale di Agrigento, Rosario Livatino . Appena 38enne, aveva messo a segno numerosi colpi contro la mafia , attraverso lo strumento della confisca dei beni . Venne ucciso mentre si recava al lavoro senza scorta , per mano di quattro sicari assoldati dalla stidda , organizzazione mafiosa in contrasto con cosa nostra ,fino all'ultima guerra di mafia corleonese . Livatino lavorò a lungo come sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento , occupandosi delle più delicate indagini sulla mafia agrigentina e sulle tangenti . Fu tra i primi a intuire l'importanza di colpire i patrimoni economici dei clan per neutralizzarne il radicamento nel territorio . Per via della sua giovane età e dei modi riservati, fu in seguito definito "giudice ragazzino" , un appellativo che tuttavia non sminuiva l' estremo rigore morale e la maturità con cui svolgeva il proprio lavoro. Il 21 settembre 1990 , all...

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