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🎱1️⃣Uno Sguardo sulla Cina del Principe Rosso XiJinPing e : "Il complicato rapporto dell’Asia con il nazismo". | CiaoRinoTV | Costume & Società


In molti paesi svastiche e ritratti di Hitler sono diffusi ed esibiti con disinvoltura, e se ne riparla per un libro per bambini pubblicato in India



Un libro per bambini pubblicato in India che include il dittatore nazista Adolf Hitler tra undici “grandi leader” della storia ha attirato critiche internazionali, soprattutto dagli Stati Uniti e da Israele, e ha riaperto la questione del complicato e ambiguo rapporto di molte persone che vivono in Asia con il nazismo e la Shoah. Sulla copertina del libro, intitolato Leaders, il volto di Hitler – per la precisione di una statua di cera che lo raffigura – è rappresentato insieme alle facce di Barack Obama, Gandhi, Nelson Mandela, della leader birmana Aung San Suu Kyi (a sua volta una scelta criticata, per la gestione della crisi dei rohingya) e dell’attuale presidente indiano Narendra Modi.

Leaders è lungo 48 pagine e costa meno di due euro; il sito di Pegasus, la casa editrice del gruppo B. Jain che lo ha pubblicato, non ne indica l’autore. Il libro è uscito nel 2016 ma fino alla settimana scorsa non aveva ricevuto critiche: tutto è cominciato quando è stato notato alla Krithi International Book Fair di Kochi, una città nel sud-ovest dell’India dove da secoli vive una comunità ebraica. Il libro è così stato segnalato al Simon Wiesenthal Center di Los Angeles, un’organizzazione che si occupa di tramandare la memoria dell’Olocausto che prende il suo nome dal famoso cacciatore di nazisti morto nel 2005. L’organizzazione ha chiesto a Pegasus di ritirare le copie del libro in circolazione, ma la casa editrice si è rifiutata.

Annshu Juneja, un direttore editoriale di Pegasus, ha detto che Hitler è stato incluso nella lista di leader che hanno «dedicato la propria vita al miglioramento del proprio paese e del proprio popolo» perché come nei casi di Obama, Mandela e Gandhi, «le sue capacità di leadership e i suoi discorsi hanno influenzato le masse». Juneja ha anche detto: «Non si parla della sua condotta morale, delle sue opinioni o del fatto che fosse un buon leader o meno; è solo ritratto per la sua forza di leader»

In India, ma anche in Cina, in Indonesia e in Corea, moltissime persone non conoscono bene la storia della Seconda guerra mondiale, ed è una convinzione diffusa che Hitler fosse semplicemente un forte leader, in alcuni casi, oppure un personaggio con dei baffi buffi, in altri. La stessa parola “Hitler” viene usata in India per indicare una persona rigida e severa: nel 2012 un uomo di Ahmedbad, nell’ovest del paese, spiegò di aver chiamato “Hitler” il proprio negozio in memoria di suo nonno, che era stato soprannominato così. Le critiche internazionali lo spinsero poi a cambiare il nome della propria attività. Lo stesso uso del termine “Hitler” finì nel titolo del film romantico indiano Hero Hitler in Love.

Una percezione della figura di Hitler simile a quella indiana è diffusa anche in Thailandia, dove nel 2013 la principale università del paese si scusò quando un gruppo di studenti rappresentò Hitler in un murales che mostrava vari supereroi. Qualcosa di simile successe in Indonesia nel 2017: dopo essere stato criticato dal Simon Wiesenthal Center, il museo delle cere di Yogyakarta rimosse una statua raffigurante Hitler che si trovava vicino a una di Darth Vader e a una dell’attuale presidente dell’Indonesia Joko Widodo, davanti a un fondale in cui si vedeva l’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. All’epoca il direttore del marketing del museo aveva detto che ad Associated Press che la statua era stata allestita per essere «solo un divertimento».

In altri paesi asiatici, “Hitler” non è un soprannome positivo, ma può capitare di vedere la faccia di Hitler sulle magliette al posto di quella di Che Guevara, oppure ragazzi vestiti con uniformi simili a quelle dei nazisti. Nel 2014 si parlò molto dei costumi usati in un video dalle Pritz, un gruppo di cantanti sudcoreane: gonna e camicia nera, con una fascia rossa con un simbolo simile a una croce sul braccio sinistro. I responsabili dei costumi indossati dalle cantanti risposero alle critiche sul video dicendo che non pensavano che le fasce rosse al braccio avrebbero potuto essere interpretate come simili a quelle dei nazisti.

In Giappone, Indonesia, Cambogia e Myanmar può capitare di vedere locali o prodotti sul nazismo venduti senza che gli sia associato alcun significato politico. Si parla addirittura di stile “swastikawaii”, dalla parola kawaii, che in giapponese è usata per indicare cose carine, tenere e dolci, e “führer chic”, per quegli oggetti decorati con caricature vezzeggiative di Hitler. È una moda che non ha nulla a che vedere con l’uso di simboli legati al nazismo dai gruppi di estrema destra occidentali.

Almeno per quanto riguarda l’India, il problema è in parte legato al modo in cui nelle scuole si parla di Hitler e del nazismo. Nel 2004 si parlò di un libro di testo usato nelle scuole superiori del Gujarat in cui si diceva che il dittatore «aveva dato dignità e prestigio al governo tedesco», «si era instancabilmente sforzato per rendere la Germania autosufficiente» e «aveva instillato spirito di avventura nelle persone comuni», e si citava solo brevemente lo sterminio degli ebrei europei. All’epoca il Gujarat era governato da Modi, che è il leader del nazionalismo indù.

In un articolo di Vice del 2016 che parla del rapporto dell’India con il nazismo si nota che il Mein Kampf, il manifesto che Hitler scrisse negli anni Venti, è molto diffuso nelle librerie indiane e spesso è esposto vicino ai libri di persone che si ritengono grandi pensatori, come Albert Einstein, Gandhi, Abraham Lincoln, Nelson Mandela e Steve Jobs. Il libro è sempre ben piazzato anche nella classifica indiana dei libri più venduti su Amazon: oggi è al ventiseiesimo posto. Curiosamente, il diario di Anna Frank è al ventitreesimo. La casa editrice indiana Jaico nel 2010 pubblicò la sua 55esima ristampa del Mein Kampf, dicendo di averne vendute 100mila copie nei precedenti sette anni. Un libraio di New Delhi disse a Vice che gli indiani amano Hitler «perché era indù: era vegetariano e usava la svastica come simbolo propiziatorio, era uno di noi». In realtà, anche se la svastica è davvero di origine indiana, Hitler pensava che il modo in cui l’Impero Britannico governava sull’India fosse un esempio di come le «razze superiori» dovessero dominare quelle «inferiori».

È comunque molto difficile capire quali sono le reali dimensioni del fenomeno, e quanto sia diffusa questo tipo di ingenua e disinformata ammirazione di Hitler nei vari paesi asiatici dove è riscontrata. Secondo il giornalista indiano Dilip D’Souza, che nel 2012 notava che molti studenti indiani vedono in Hitler una figura storica da ammirare, la buona reputazione del dittatore tedesco in India è dovuta in parte a Bal Thackeray (1926-2012), fondatore del partito ultranazionalista indù Shiv Sena, che spesso disse di provare ammirazione per Hitler e per i metodi dei nazisti. Nel 1993 Thackeray disse a Time che non ci sarebbe stato nulla di sbagliato se gli indiani musulmani fossero stati trattati come gli ebrei nella Germania nazista. Ancora prima di Thackeray, prima dell’indipendenza dal Regno Unito, alcuni nazionalisti indiani come Subash Chandra Bose vedevano nei fascisti e nei nazisti una fonte di ispirazione, perché avevano combattuto contro i britannici.

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