IL CONTE TACCHIA



1910. Figlio di falegname, Francesco "Checco" Puricelli, in arte "Conte Tacchia" (per il vezzo di aggiustare i mobili traballanti con delle zeppe di legno dette "tacchie") sogna l'aristocrazia, incarnata nel Principe Terenzi, ma dovrà fare i conti con la dura realtà di una nobiltà romana ormai decadente e rozza.
La vicenda si articola tra il suo amore per la popolana Fernanda e la Duchessina Elisa e situazioni grottesche alle quali egli sfugge beffardamente, fino a che viene investito del titolo di Conte dal re Vittorio Emanuele III, affinché un nobile francese possa chiedere soddisfazione per un affronto subito con uno dei tanti sberleffi. Con la morte del Principe Terenzi (vittima di indigestione assieme a suo padre), Checco ne eredita le proprietà, il titolo ed ovviamente i debiti ma la classe aristocratica romana non dimentica le origini umili.
Dopo avere evitato di rimanere coinvolto in un matrimonio per interessi, si arruola nell'esercito in partenza per la Libia. Durante un'azione, di fronte alle preponderanti forze libiche, gli ufficiali decidono che le truppe italiane coprano la loro ritirata fino all'estremo sacrificio. Checco, davanti alla viltà di questa decisione, si offre per adempiere da solo, scampando alla morte grazie al fortunoso incontro con un ufficiale libico che aveva aiutato anni prima a tornare nel proprio Paese.
Creduto morto, Checco ne approfitta per disertare, disgustato dalla violenza del conflitto e dalla ipocrisia e viltà della classe aristocratica. Egli torna a Trastevere in incognito, spacciandosi per commerciante ambulante maghrebino, tanto per prelevare Fernanda, suo vero amore, e cominciare una nuova vita in America.






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