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ROMA : IL VOTO DI PROTESTA

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Campagna Web sostenuta dall'Associazione Interculturale "CiaoRino!" di Perugia

🎬1️⃣Adriano Celentano Il Bisbetico Domato Film


 La Regina degli anarchici

«Piuttosto che stare qui, amerei morire negli Abruzzi
 in mezzo a quei bravi combattenti.»


Durante la Grande Guerra , Riferisce al proposito Arrigo Petacco che «…Fra quei soldati laceri ed affamati, lei cerca i suoi napoletani. Distribuisce, come a Gaeta, bons bons e sigari» 

Maria Sofia Amalia era quindi sorella della ben più nota Elisabetta "Sissi", imperatrice d'Austria. Crebbe con tre fratelli e quattro sorelle tra il castello di Possenhofen e Monaco di Baviera. Divenne una bellezza, con occhi e capelli scuri ereditati dalla nonna paterna, la duchessa Amalia in Baviera; aveva portamento nobile e insieme maniere molto graziose». 
Nel 1858 fu promessa in sposa, diciassettenne, a Francesco, erede al trono delle Due Sicilie, inizialmente conosciuto solo attraverso l'immagine di una miniaturaIl matrimonio serviva a rafforzare il legame tra la corona d'Asburgo e i Borbone-Napoli.
Il fidanzamento ufficiale avvenne il 22 dicembre 1858 e il matrimonio fu celebrato per procura l'8 gennaio 1859.
Dopo qualche giorno Maria Sofia fu accompagnata a Trieste, dove era attesa dalle navi borboniche Tancredi e Fulminante, a bordo delle quali arrivò a Bari il 1º febbraio 1859, dove infine incontrò suo marito Francesco e il suocero, il re Ferdinando II, ammalatosi durante il viaggio verso il capoluogo pugliese.Il 7 marzo i reali ripartirono via nave per Napoli e le condizioni di Ferdinando si aggravarono ulteriormente.
Il 22 maggio 1859 il re morì e Maria Sofia divenne la regina consorte di Francesco II, allora ventitreenne, poi passato alla storia con il nomignolo di Franceschiello.
Fu regina delle Due Sicilie per meno di due anni, fino alla capitolazione di Gaeta del 13 febbraio 1861.

Acquistò popolarità durante l'assedio della piazzaforte di Gaeta, dove la corte si era rifugiata il 6 settembre 1860 per tentare un'ultima resistenza alle truppe piemontesi. Ella cercò di incoraggiare i soldati borbonici, distribuendo loro medaglie con coccarde colorate da lei stessa confezionate, indossò un costume di taglio maschile e prese a recarsi in visita ai feriti negli ospedali di guerra. Quando, poi, a Gaeta la situazione peggiorò sempre più a causa della scarsità di cibo, della diffusa epidemia di tifo e del freddo, il marito la invitò a lasciare la roccaforte, ma lei fu irremovibile e volle restare. Così, infatti, riferisce re Francesco II in una lettera rivolta a Napoleone III:

«Ho fatto ogni sforzo per persuadere S.M. la Regina a separarsi da me, ma sono stato vinto dalle sue tenere preghiere e dalle sue generose risoluzioni. Ella vuol dividere meco, sin alla fine, la mia fortuna, consacrandosi a dirigere negli ospedali la cura dei feriti e degli ammalati; da questa sera Gaeta conta una suora di carità in più.»
Grande fu l'ammirazione che ebbe verso la regina il giornalista francese Charles Garnier, presente sul posto.

Maria Sofia ebbe il privilegio di veder coniata una medaglia in suo onore, nel 1861, recante al dritto solo la sua effigie e sul rovescio tre corone intrecciate e annodate di felce, alloro e quercia coi motti: LIEBE / MUTH / TREUE (amore, coraggio, fedeltà).

 

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