The Black Room


C’è stato un tempo, durante i gloriosi e turbolenti anni ’80, nel quale il muro divisorio fra il trash e la parodia non era stato ancora edificato, permettendo dunque alla magmatica (e spesso schizofrenica) industria del cinema di genere, dalla B alla Z, di partorire prodotti di puro intrattenimento del calibro di Bloodsuckers from Outer Space e Killing Spree, veri e propri scult tanto bislacchi quanto straordinariamente godibili. Ed è proprio da questo lontano universo, ormai consegnato alle nebbie del mito, che sembra provenire The Black Room, un allucinante horror (pseudo) demoniaco e (pseudo) erotico infarcito di umorismo da prima infanzia che lo rende talmente estremo, bislacco e sconclusionato da suscitare un inusuale mix d’imbarazzo e divertimento. Acclamato come uno dei più eclettici e prolifici esponenti del sexy horror demenziale di bassa lega – grazie a titoli alquanto programmatici quali The Sex File: Alien Erotica e A Sexy Musical –, Rolfe Kanefsky imposta il proprio quindicesimo lungometraggio su di un’idea a dir poco allucinante ma a suo modo intrigante: un demone assetato di energia sessuale umana capace di provocare non pochi problemi (per lo più ormonali) a Jennifer (Natasha Henstridge) e Paul (Lukas Hassel), giovane e spensierata coppia da poco trasferitasi in una splendida villa, teatro di un recente e misterioso incidente che ha coinvolto Miss Black (Lin Shaye, la medium di Insidious) e la nipote Stacy (Dominique Swan).


B U O N A V I S I O N E 


Dopo aver accidentalmente liberato l’entità malefica celata in un oscuro ripostiglio nel seminterrato dell’abitazione, ecco che un tripudio di amplessi, emoglobina e frattaglie inizia a guastare il rapporto fra i due sposini, con conseguenze potenzialmente pericolose per l’intera umanità. Lo spiritello porcello che infesta con la sua pruriginosa presenza il surreale universo di The Black Room dimostra decisamente molti più punti di contatto con i divertissement caciaroni di Paul Morrissey o gli incubi omoerotici di Kenneth Anger, che con il fumettoso personaggio burtoniano, divenendo il fulcro centrale di un’operazione parossistica e dissacrante creata a tavolino per non dover essere presa in alcun modo sul serio e che possiede tutte le qualità di un tipico prodotto di genere usa-e-getta 2.0: effetti digitali ingenui e assolutamente improponibili, recitazione da saggio oratoriale (nonostante un cast non certo di second’ordine) e una sceneggiatura talmente ricca di situazioni assurde e deliranti da far pensare a più riprese che, in qualche modo, uno come Kevin Smith possa averci messo lo zampino.


Se nella prima parte – obiettivamente indecente – l’effetto parodia alla 
Scary Movie si combina con iniezioni di erotismo goliardico alla American Pie per dare vita a qualcosa di davvero poco accettabile,  è solo nella seconda porzione che The Black Room riesce in parte a risollevarsi dall’ecatombe assoluta, grazie all’impiego di trucchi prostetici davvero suggestivi che non possono che riportare alla mente le glorie dello splatter artigianale dei bei tempi andati, giungendo infine a un allucinante epilogo dal sapore cronenberghiano, in cui il tripudio di carne e pulsioni sessuali supera di gran lunga le aspettative dell’ignaro spettatore. The Black Room è davvero troppo sotto tutti i fronti: troppo eclettico, troppo demenziale e certamente troppo “brutto” secondo gli standard minimi comunemente accettati, ma sicuramente non avrebbe mancato di strappare qualche sorriso di approvazione da parte di gente di bocca buona come Andy Warhol o Russ Meyer.